Cenni Storici

« Ravenna sta come stata è molt’anni:
l’aguglia da Polenta la si cova,
sì che Cervia ricuopre cò suoi vanni. »
(Dante Alighieri – Divina Commedia, Inferno, Canto XXVII)

la si cova: se la cova sì che con le ali (” vanni “) raggiunge e
ricopre Cervia. L’aquila è nello stemma dei da Polenta.

Cervia (Žíria in dialetto romagnolo) è un comune di oltre 28.000 abitanti della provincia di Ravenna

Storia

La storia di Cervia è legata alla produzione del sale. Le saline erano probabilmente già in funzione in periodo etrusco e sicuramente sviluppate in periodo romano. È possibile che esistessero degli alloggi, o forse degli insediamenti, per gli addetti alle saline, anche stagionali.
Fino a tutta l’età romana la città ha mantenuto il suo nome di origine greca, Ficocle. Ficocle fu distrutta dall’esarca Teodoro nel 709 e in seguito, con il nome di Cervia, venne edificata come città forte, esattamente al centro delle saline. Nel 1697 Papa Innocenzo XII diede ordine di costruire la città attuale in un luogo più salubre.

Età Antica

Tra storia e leggenda, Cervia venne probabilmente fondata da coloni greci, che si stabilirono pochi km più a nord dell’attuale abitato. Secondo una delle leggende la città di Ficocle sarebbe stata fondata da un prode condottiero etrusco, Ficol, discendente di Giano, Re dei Latini, che, desideroso di rovesciare la tirannia ravennate, avrebbe posto le fondamenta di una città che portava il suo nome, com’era uso per la fondazione delle città in quel tempo.

Lo storico ravennate Vincenzo Carrari lasciò scritto nella sua “Storia di Romagna” che il nome dell’antica Ficocle deriverebbe da un capitano greco, o dal prefetto di Filippo I di Macedonia, nominato Ficocle, di cui Livio spesse volte fa menzione, o da Ficocle Arconte degli ateniesi, o dai popoli Ficolesi che l’edificarono, posta da Plinio nella quinta Regione d’Italia, o piuttosto da Ficolea, palude in cui era posta.

Pirro Ligorio attesta essersi trovata nel 116 dell’era cristiana, sotto le rovine del Foro di Traiano la seguente iscrizione:

« IMP. CÆS. NERVÆ

TRAJANO. DACICO. GER-
MANICO. PARTHICO
PONT. MAX. TRIB. POT. XVIII
IMP. VII. COS. VI. P.P. OPTIMO
PRINCIPI
RAVENNATI. CÆRE-
VIANI. CÆSENNATI
CUR. VIAR. TRA……

FAM…….. »

In questa iscrizione con i più celebri ravennati e cesenati vengono ricordati anche i cervesi, ma molti eruditi archeologi e anche Ludovico Antonio Muratori hanno posto in dubbio l’autorità di tale iscrizione. Probabilmente non è originale in quanto nessun altro scrittore antico fa menzione della città di Cervia, tale ipotesi è suffragata dallo scrittore Ferdinando Ughelli.

Girolamo Rossi nelle sue “Storie Ravennati” vuole che Cervia fosse fra le cinque più nobili città componenti la pentapoli dell’Esarcato di Ravenna.

Il cardinale Ignazio Cadolini in una sua memoria stampata in Imola nel 1830 afferma che l’antica Ficocle avesse tratto la sua origine dai Pelasgi, ai quali si deve l’erezione non solo di essa, ma di anche molte città circostanti, tutte entro il territorio della Regione Adriatica.

Ipotizzando la non veridicità della lapide di Pirro Ligorio, restano i soli nomi di Ficocle o Ficode; ma questi nomi sembrano ignoti alla maggior parte degli scrittori antichi, o, se per caso sono menzionati da qualche parte, si pensa siano da riferire ad altre città e non all’antica Cervia.

Alcuni scrittori ritengono che il luogo fosse stato denominato Ficocle da parte di antichi greci per le proprietà particolari del posto. Di questa opinione è anche l’abate gesuita Pietro Antonio Zanoni che, nel suo “de Salinis Cerviensibus“, a pagina 94 vi è scritto:

(LATINO)

« Veteres consuevere Urbes denominare ab aliqua loci circumstantia, ut Pisaurum ab Isauro flumine Olana ab Olano. Hinc celebris haec nostra Urbs ex abundantia herbae marinae ab incolis dicta Biso, primum denominata est Phyclocle. »

(ITALIANO)

« Gli antichi erano soliti denominare le città a partire da caratteristiche nelle adiacenze del luogo, come Pesaro dal fiume Isauro, Olana dall’Olano. Donde questa nostra celebre città, in un primo momento denominata Ficocle dall’abbondanza delle erbe marine dagli abitanti fu denominata Biso. »

(Pietro Antonio Zanoni – De salinis Cerviensibus – Pag. 94)

Infatti Phicocle deriva dal greco φκος, “alga”, e da κλέος, “fama”; come a dire luogo celebre per alga marina, e questa nasce spontaneamente ed in abbondanza lungo tutti i canali, e massime in quelli dello stabilimento salifero, nel cui mezzo giaceva Ficocle. Gli abitanti chiamano quest’erba in termine volgare biso, la quale non è che un’erba sottile, capillacea simile al fieno che annualmente si toglie dai canali delle saline perché sia libero il corso delle acque.

Dal IX secolo al cambio di nome (1691)

Il Bricchi riporta il testo di una donazione fatta nel 815 al pontefice da Ludovico il Pio, successore di Carlo Magno, la quale, trovandosi negli archivi vaticani, asserisce:

« Io Lodovico Imperatore concedo a te Pietro Apostolo, Principe degli Apostoli, e per te al tuo Vicario ed ai suoi successori perpetuamente la città di Roma […] ed anche tutto l’Esarcato della città di Ravenna, secondoché l’Imperatore Carlo mio Padre di pia memoria, e parimente Pipino nostro Avolo nel passato concedettero all’Apostolo S. Pietro, cioè Ravenna, Bobio, Emilia, Forlimpopoli, Forlì, Faenza … »

ed in ultimo nomina Cervia.

Che il cambio di nome da Ficocle a Cervia sia avvenuto nell’VIII secolo, come questo documento riporta, è dubbio. Tuttavia è certo che ciò sia avvenuto fra il 900 e il 1000; a tal proposito è riportato in un Concilio di Ravenna del 997:

(LATINO)

« Leo Episcopus Phycodensis, quae nunc Cervia vocatur »

(ITALIANO)

« Leo vescovo di Ficocle, che ora è chiamata Cervia »

(Concilio di Ravenna)

Il 5 gennaio 1115 a Forlimpopoli, si narra che Enrico V, dopo la preghiera di Matilde e di altri principi influenti, avesse sottratto il Cenobio di S. Vitale di Ravenna al dominio degli Arcivescovi, così che quei Monaci fossero soggetti solo a lui medesimo, e tra i possedimenti confiscati se ne enumerano molti situati nel cervese.

Le prime immagini di Cervia sono di alcune mappe del XV secolo in cui appare come una città fortificata e circondata dalle saline. Ha tre ingressi collegati alla terra ferma da ponti levatoi, un Palazzo Priorale, ben sette chiese e una rocca difensiva voluta, secondo la leggenda, da Barbarossa.

Sicuramente la posizione geografica che la rendeva facilmente difendibile, ma allo stesso tempo non garantiva agli abitanti una salubre condizione ambientale ed igienica. I canali che attraversavano la città e alimentavano le saline erano salmastri ed era scarsa l’acqua potabile. L’area che circondava le saline era dominata da aree acquitrinose dette “valli” in cui erano diffusa la presenza della zanzara portatrice della malaria. Durante la stagione invernale le piogge e il gelo rendevano impraticabili le strade per cui anche gli spostamenti da e verso i vicini centri maggiori erano difficoltosi. La crisi del XVII secolo colpì pesantemente l’abitato riducendone gli abitanti a poche centinaia. Già nel 1630 si cominciò a pensare al trasferimento di Cervia vicino alla costa, in una posizione geografica più salutare. Si dovrà attendere però il 9 novembre 1697, quando Papa Innocenzo XII, firmò il chirografo che conteneva l’ordine e le modalità di ricostruzione della città nuova.

Il documento indicava esattamente il numero delle case da costruirsi, la posizione della Cattedrale, del Palazzo Vescovile e delle carceri per una spesa complessiva di 35-40.000 scudi. Ampio spazio fu lasciato per i due Magazzini del Sale e la difensiva Torre San Michele, peraltro già costruiti dal 1691 sul bordo del corso d’acqua che oggi costituisce il porto canale. I magazzini si presentano come edifici massicci, in mattone, con pochi ingressi e particolarmente ampi internamente in modo da potere contenere enormi quantitativi di sale, circa 13.000 tonnellate.

La leggenda dell’origine del nome «Cervia»

Si narra che quando la città era interamente circondata dai boschi e dalle foreste, uno dei maggiori frequentatori di questi spazi verdi fosse il vescovo di Lodi e un giorno, mentre l’uomo passeggiava in pineta, un cervo, riconoscendolo come funzionario di Dio, gli si inginocchiò davanti in segno di devozione.

Da quel giorno risultò naturale chiamare la città Cervia, non solo per ricordare lo straordinario avvenimento, ma anche considerando che nelle pinete limitrofe i cervi erano particolarmente numerosi.

La versione sembrò convincente anche gli stessi cervesi, tanto che lo stemma della città rappresenta proprio un cervo dorato inginocchiato su terreno verde.

Saline

La storia di Cervia è fortemente legata alla produzione del sale. La Riserva naturale Salina di Cervia è la testimonianza del legame della città alle sue Saline. All’interno del Parco si trova lo stabilimento di produzione del sale a raccolta industriale e l’antica Salina Camillone dove si continua a raccogliere il sale artigianalmente con il “metodo cervese”.

Musei

MUSA – Il Museo del Sale si trova nel Magazzino del sale “Torre”. Qui si conservano documenti, fotografie, attrezzi utilizzati per produrre il sale, oltre che un plastico delle saline di Cervia. Qui è conservato anche un cristallo di sale che pesa circa 15 kg.

Pineta

Cervia ha una grande pineta, di circa 260 ettari e comprende le zone di Milano Marittima, Cervia, Pinarella e Tagliata.

La pineta è sempre stata caratteristica di questi luoghi, insieme a quella di Classe. Dopo il canale del Porto, infatti fino a tempi abbastanza recenti esisteva solo la chiesa di S. Antonio con l’adiacente convento dei Frati Minori Osservanti. La pineta iniziava subito dopo la chiesa, e comprendeva pini, ginepri, querce, frassini, salici. Il sottobosco era perlopiù composto da rovi, olivelle, ligustri, prugni, viti selvatiche e rose.

Il mare

Un progetto con l’ente locale ARPA è attivo per il controllo dell’acqua, in diversi punti fra la spiaggia di Milano Marittima e quella di Pinarella. I risultati che ne sono conseguiti evidenziano che la qualità dell’acqua è tale da aver garantito alla città la Bandiera Blu della Foundation for Environmental Education per il nono anno consecutivo (dal 1997).

I livelli di queste acque reflue sono stati sempre ottimali negli ultimi anni, tranne qualche piccolo rilevamento del 2004 e 2002 che hanno fatto scattare gli allarmi e sono stati previsti altri controlli, che hanno verificato la qualità delle acque, tornata subito a livelli entro la norma.

Ultimamente, tuttavia, è stato frequente d’estate il fenomeno dell’eutrofizzazione e la conseguente venuta a riva della mucillagine, che dal 1729 (prima documentazione storica) ha colpito le acque del Mar Adriatico 26 volte.